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	<title>Osservatorio del paesaggio di LANGHE e ROERO</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 14:58:30 +0000</pubDate>
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  <title>Osservatorio del paesaggio di LANGHE e ROERO</title>
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		<title>TUTTI IN MARCIA PER LA TERRA!</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 16:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una partecipazione di pubblico al di là di ogni previsione si è svolta domenica 2 maggio la manifestazione &#8220;TUTTI IN MARCIA PER LA TERRA&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione &#8220;Giù la Testa&#8221; di Castagnito per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare il Paesaggio ed i terreni agricoli dall&#8217;aggressione del cemento e della speculazione.
La marcia ha visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #003300;">Con una partecipazione di pubblico al di là di ogni previsione si è svolta domenica 2 maggio la manifestazione &#8220;TUTTI IN MARCIA PER LA TERRA&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione &#8220;Giù la Testa&#8221; di Castagnito per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare il Paesaggio ed i terreni agricoli dall&#8217;aggressione del cemento e della speculazione.</span><span style="color: #003300;"><span id="more-93"></span></span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #003300;">La marcia ha visto l&#8217;adesione dei rappresentanti di ben 16 Associazioni culturali, ambientali e di volontariato operanti in Langhe e Roero, con duecentocinquanta camminatori di ogni età che hanno preso il via dal centro di Castellinaldo in direzione della splendida Cappella di San Salvario. Di qui, scendendo  e risalendo a fianco delle spettacolari colline vitate del Roero, il gruppo - rinfoltito durante il tragitto da un altro centinaio di persone - ha raggiunto il centro storico di Castagnito per poi ridiscendere alla sottostante località Vernè. Sito non casuale, ma significativo esempio di affronto al Territorio: qui, in un&#8217;area di grande valenza Paesaggistica, è in atto la costruzione di una dozzina di villette su un terreno che per anni era stato considerato a rischio idrogeologico e che miracolosamente è poi diventato edificabile.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #003300;">Nell&#8217;area predisposta per la conclusione dell&#8217;evento (encomiabile e perfetta l&#8217;organizzazione di Valentino e Lorenzo Merlo, di Elio Allerino e di tanti altri volontari) era nel frattempo confluito un ulteriore centinaio di persone. E&#8217; stata quindi la volta di alcuni brevi ma efficacissimi interventi da parte di Gino Scarsi (&#8221;Stop al Consumo di Territorio&#8221;), Silvio Veglio (&#8221;Osservatorio tutela del Paesaggio di Langhe e Roero&#8221;) e di Cesare Giudice (&#8221;il Paese&#8221; di Magiano Alfieri). Tutti, da angolature diverse, hanno sottolineato la necessità inderogabile di arrestare la cementificazione in atto su dei territori con caratteristiche uniche, di salvaguardare quanto ancora non compromesso rispettando la natura dei suoli fertili, la biodiversità ed un patrimonio da trasmettere alle prossime generazioni.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #003300;">La manifestazione è poi stata allietata dalle musiche dei gruppi roerini: I Gitanes, I Mistral,The fabulous Beat Babol, le Binele Folk col supporto dei tecnici audio Flavio ed Alessio.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #003300;">L&#8217;Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero desidera esprimere gratitudine agli oltre quattrocento partecipanti e agli organizzatori, insieme a grande soddisfazione per il segnale forte venuto dalla gente comune, verso l&#8217;ormai drammatico problema della salvaguardia del Paesaggio e del consumo di suolo.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #003300;">Ora sta alle Associazioni amplificare questo messaggio ed interagire con le Amministrazioni locali a difesa di questi valori: in troppi Comuni ormai si gioca sull&#8217;equivoco dello sviluppo che altro non è che pura speculazione. Troppo spesso, per l&#8217;interesse di pochi, si mettono a repentaglio le risorse appartenenti ad intere comunità, trasformando gli introiti derivanti dalle opere di urbanizzazione nei &#8220;trenta denari&#8221;  con i quali si tradiscono l&#8217;identità, cultura e tradizioni dei nostri Territori.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #003300;"><br />
</span></strong></p>
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		<title>LA QUESTIONE DELLE  FONTI ENRGETICHE RINNOVABILI</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 16:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;O.d.P. ,attivato dalle Associazioni aderenti e da numerosi privati cittadini,é chiamato ad esprimere una posizione in materia di energie rinnovabili, argomento che - anche sul nostro Territorio - è di strettissima attualità.  Le considerazioni emerse nel corso delle Assemblee Associative ed in sede di Direttivo sono riassunte nei punti seguenti e intendono costituire un contributo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">L&#8217;O.d.P. ,attivato dalle Associazioni aderenti e da numerosi privati cittadini,é chiamato ad esprimere una posizione in materia di energie rinnovabili, argomento che - anche sul nostro Territorio - è di strettissima attualità.  Le considerazioni emerse nel corso delle Assemblee Associative ed in sede di Direttivo sono riassunte nei punti seguenti e intendono costituire un contributo alla discussione su un argomento molto complesso e della massima importanza.</span><span id="more-87"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>BIOMASSE :</strong>Il progetto presentato dalla Vigolungo spa di Canale per una centrale di generazione a biomasse ha sollevato forti perplessità ed opposizioni da parte degli abitanti del Roero. Senza  addentrarci in questioni tecniche  ci limitiamo a  considerazioni generali basate su esperienze pratiche di altre realtà che  possono contribuire a fare chiarezza sulla materia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">E&#8217; necessario innanzitutto  premettere che  le centrali a Biomasse alimentate da legnami di provenienza boschiva, sia a combustione che a gassificazione, garantiscono tassi di emissione in atmosfera assolutamente inferiori ai parametri stabiliti in sede Europea. Lo testimonia anche la loro larghissima diffusione in Trentino Alto Adige, regione notoriamente sensibile a tutte le problematiche ambientali e paesaggistiche, dove ne sono in funzione oltre cinquanta, di varie dimensioni. La prima, quella di Dobbiaco-San Candido, è attiva dal 1995 con  una potenza nominale di 14 Megawatt termici per il teleriscaldamento ed di 11 milioni di kilowawattora elettrici venduti ai gestori di rete. La larghissima diffusione di tali impianti è dovuta essenzialmente a due fattori , che vanno considerati requisiti essenziali :</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">1)     la copertura boschiva dell&#8217;Alto Adige rappresenta il 42% dell&#8217;intera superficie. Questo garantisce che il materiale immesso in combustione sia costituito prevalentemente da cippato derivante dalla ceduazione dei boschi ed in minima parte da sfridi di lavorazione ( segherie, mobilifici). Pertanto ogni centrale preleva localmente in un raggio  estremamente limitato ( attivando anche la microeconomia legata alla forestazione che, grazie alle biomasse, ha subìto una forte rivitalizzazione)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">2)     Le centrali a Biomasse trentine sono costituite da  Cooperative o Consorzi di interesse pubblico che non hanno fini di lucro. L&#8217;energia termica trasmessa  alle migliaia di utenze ( Uffici pubblici, Scuole, alberghi, abitazioni private ecc ) è venduta &#8221; al costo&#8221; e non al valore di mercato. In questo modo tutta la collettività beneficia economicamente delle centrali in quanto il prezzo del kilowattora termico è inferiore del 40 - 50 % rispetto a quello precedente ottenuto da fonti tradizionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">In assenza di tali condizioni, che  noi riteniamo assolutamente imprescindibili, una centrale a Biomasse nel Roero è a nostro avviso un progetto che non da né garanzie nè benefici alla collettività. Conseguentemente non possiamo che appoggiare   la popolazione del Roero nella sua opposizione al progetto. L&#8217;Azienda  proponente, per le sue più che legittime necessità di contenimento dei costi energetici , potrà scegliere tra altre  opzioni  che le tecnologie, in vari settori, rendono oggi disponibili e dimensionando il progetto solo sui propri fabbisogni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>EOLICO: </strong>altra questione che, di tanto in tanto, si ripresenta in Alta Langa</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">e sulla quale l&#8217;Osservatorio si era già pronunciato anche attraverso le pagine di <em>&#8220;Gazzetta&#8221; </em>( novembre 2008). La produzione di energia elettrica tramite generatori eolici è conveniente   solo se la ventosità media è di almeno 5,5  metri al secondo ( 20 km all&#8217;ora) per almeno 1.800 ore all&#8217;anno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">In generale  le migliori performance delle turbine eoliche si ottengono vicino alle coste, lungo crinali montuosi in quota o in aree interne con</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">basse rugosità del terreno, in ampi spazi aperti e pianeggianti privi di ostacoli. In Italia si trovano condizioni favorevoli lungo le coste meridionali e nelle isole. (la stessa ENEL sta privilegiando da alcuni anni sui parchi eolici <em>&#8220;offshore&#8221; </em>per le condizioni di vento ottimali e per ridurre l&#8217;impatto ambientale). Per quanto riguarda il Piemonte non esistono   siti che garantiscano il raggiungimento di tali valori e, con essi, la redditività di un generatore eolico di media-grande taglia. Ma nonostante questo  la pale eoliche minacciano le nostre colline : oltre ad alcuni impianti realizzati( e non funzionanti ) o in fase di progetto avanzato, è  probabile l&#8217;insediamento di  un nuovo parco eolico a Bric Puschera, nel Comune di Serole ( Asti).Tutto questo perché  ,  prima ancora che di energia, le pale possono diventare  potenti generatori di business a prescindere dalla loro effettiva produttività. Esistono diverse possibilità di accesso a finanziamenti in conto capitale e a tassi agevolati, soprattutto per le zone depresse, che fanno gola agli speculatori e ai grandi gruppi stranieri. Sono anche previsti  meccanismi contabili estremamente vantaggiosi uniti al fatto che    il kilowattora prodotto ed il valore dei &#8220;Certificati verdi&#8221; per l&#8217;eolico  sono di gran lunga più vantaggiosi che negli altri Paesi europei. Per questo nei report delle grandi Banche d&#8217;Affari l&#8217;Italia, per il business dell&#8217;eolico, è vista come la nuova frontiera, la &#8220;penisola del tesoro&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">E&#8217; quindi necessario che le Amministrazioni dei piccoli Comuni dell&#8217;Alta Langa non si prestino al gioco evitando di svendere il loro Territorio in cambio di qualche incerto introito.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>FOTOVOLTAICO:</strong>l&#8217;energia elettrica prodotta tramite il sole è la più pulita  e, grazie al decreto interministeriale 19/2/2007 che ne ha ridefinito gli incentivi, anche  molto  economica. Esiste il problema dell&#8217;impatto visivo  e del consumo di suolo dei pannelli qualora posti a terra ,relativamente al quale non esiste una normativa chiara ed uniforme a livello di Regioni, Provincie e Comuni. Indipendentemente da questa la posizione dell&#8217;O.D.P sull&#8217;argomento è molto chiara. Il fotovoltaico deve essere :</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">-      fortemente sviluppato, sia per utenze pubbliche che private, su tutte le aree già occupate e compromesse : coperture dei capannoni industriali,  tetti di case e condomini ( con l&#8217;ovvia esclusione degli edifici di pregio e dei centri storici) , lungo le autostrade ,sulle falde dei parcheggi coperti, sulle nuove costruzioni con coperure<strong> </strong>realizzate da tegole fotovoltaiche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">-      incoraggiato su suolo libero solo per utenze domestiche private purché</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">dimensionato ai fabbisogni di autoconsumo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">-      impedito su suoli agricoli liberi per impianti di grandi dimensioni</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">destinati esclusivamente alla produzione per vendita al gestore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Anche nel fotovoltaico, come per l&#8217;eolico, sono in agguato gli &#8220;sviluppatori&#8221; : fungendo da intermediari nei confronti di grandi aziende produttrici di tecnologia fotovoltaica chiedono ai Comuni autorizzazioni per impianti di grandi dimensioni per poi rivendere il pacchetto&#8221;chiavi in mano&#8221; (terreno acquistato a prezzi irrisori con relative autorizzazioni) con guadagni ingenti. Il caso riportato cui si fa cenno nell&#8217;ultimo  numero di <em>&#8220;Gazzetta&#8221; </em>relativo al Comune di Monesiglio  rientra esattamente in questa tipologia di interventi. E&#8217; in atto un tentativo da parte di una piccola società del monregalese di accaparrarsi un&#8217;area di circa 200.000 metriquadrati,(oltre 50 giornate piemontesi) ipotizzando incautamente espropri dei terreni con i proprietari non disposti alla cessione, per poi rivendere il &#8220;pacchetto&#8221; a qualche grossa azienda del settore ( se tutta l&#8217;area richiesta venisse coperta da pannelli si tratterebbe di un&#8217;operazione da 40 -45 milioni di euro). Altrettanto incautamente il Comune ha deliberato in senso positivo a favore del progetto che,qualora realizzato, stravolgerebbe il Paesaggio locale in modo drammatico .L&#8217;Osservatorio. presenterà nelle opportune sedi istituzionali le proprie osservazioni finalizzate a impedire questa ennesima speculazione che porterebbe vantaggio esclusivo ai soggetti attuatori e danno all&#8217;intera collettività.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>GEOTERMIA:</strong> è una forma di produzione energetica da molti anni largamente  diffusa nei Paesi del Nord Europa che in Italia, viceversa,  è solo da tempi recenti conosciuta ed applicata. Valutiamo la Geotermia in modo estremamente favorevole e da incoraggiare in quanto :</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">-      assolutamente priva  di consumo di suolo ed esente da impatto visivo</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">-      economicamente vantaggiosa ( gli impianti geotermici usufruiscono della detrazione fiscale del 55%  recuperabile in 5 anni)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">-      ambientalmente positiva: con le moderne &#8220;pompe i calore&#8221; si producono</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">oltre 4 kwh termici spendendo 1 solo kwh elettrico ottenendo quindi una buona riduzione di emissioni ( il geotermico abbinato al fotovoltaico  rappresenta il miglior utilizzo possibile, soprattutto su media-piccola scala, delle fonti rinnovabili)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>IL PROBLEMA DELLE FONTI RINNOVABILI  SU SCALA NAZIONALE : </strong>l&#8217;Italia continua a perdere  terreno rispetto agli altri Paesi Europei.  Ad oggi il ricorso alla produzione di energia &#8220;pulita&#8221; è la seguente:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Germania  16.629 megawatt installati, Spagna 8.263, Danimarca 3.124, Italia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">1.266. Rispetto agli impegni assunti relativamente al protocollo di Kyoto l&#8217;Italia deve ridurre già entro il 2012 le emissioni di CO<sub>2 </sub>del 6,5 % rispetto al 1990, ma la situazione al 2010 è invece di un aumento del 13% ( fatto che costerà al nostro Paese parecchi miliardi di euro di sanzione).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">La politica energetica italiana può essere efficacemente sintetizzata dalla dichiarazione agghiacciante  di un ministro della Repubblica -Renato Brunetta - il 12 marzo scorso a Cernobbio in un suo intervento al Forum di Confcommercio &#8220;<strong><em>Rinnovabili ? Roba da tedeschi&#8230;&#8230;Sventoloni e pannelli</em></strong><em> <strong>solari dal punto di vista scientifico sono &#8216;pippe&#8217; a costi inaccettabili che contribuiscono in modo marginale al fabbisogno energetico del Paese. A guadagnarci è solo la Germania che produce &#8216;pippe&#8217; per chi compra le &#8216;pippe&#8217;&#8230;&#8221;</strong></em> Pur non ricorrendo alla stessa eleganza semantica altri ministri - Scajola e Tremonti - si sono già espressi più volte nello stesso senso attivando anche provvedimenti precisi per disincentivare le rinnovabili . ( dal 2011 gli incentivi per il conto Energia subiranno una drastica riduzione).  L&#8217; Italia sta quindi andando nella direzione opposta di quanto sarebbe indispensabile fare  e di quanto, saggiamente, fanno altri Paesi europei, nei quali si incoraggia la micro generazione: le Amministrazioni locali, le comunità, le famiglie, il singolo individuo sono educati ed incentivati a produrre energie non più attraverso combustibili fossili ma da fonti rinnovabili. E questo ha creato un nuovo, potentissimo volano che potremmo definire <strong><em>&#8220;ECOLOMIA&#8221;</em></strong> , dal quale  tutti traggono vantaggio sia economico che ambientale. In Italia invece &#8220;il sistema&#8221; privilegia, anche in campo energetico, le &#8220;grandi opere&#8221;:  queste concentrano grandi flussi finanziari, grandi affari ( e talvolta  malaffari). Un impianto di generazione che produca in un anno  10 milioni di kilowattora   è quindi preferibile, in questa logica, ad una produzione diffusa di 1.000 piccoli impianti  da 10.000 kilowattora ciascuno alimentati da fonti rinnovabili. Il  secondo caso infatti costituisce un insieme incontrollabile di rivoli economici non funzionali al &#8220;sistema&#8221;.  Queste considerazioni potranno sembrare affette da qualunquismo ma i segnali  ed i fatti concreti che osserviamo ci paiono inequivocabilmente convergenti sulle nostre supposizioni. L&#8217;Osservatorio, al contrario, non può che essere  assolutamente favorevole a tutte le forme di produzione di energia da fonti rinnovabili, che devono essere fatte conoscere,incentivate e diffuse nel modo più vasto possibile . Produrre energia senza inquinare è assolutamente necessario e doveroso . E&#8217; però indispensabile, e possibile, farlo non in modo indiscriminato , scegliendo tra le varie metodologie ,caso per caso, quelle che consentono un giusto rispetto per il Paesaggio.</span></p>
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		<title>Comunicato della Giunta Regionale del 30.12.2009</title>
		<link>http://www.odplangheroero.net/2010/01/22/comunicato-della-giunta-regionale-del-30122009/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 17:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE, LA PRESIDENTE BRESSO INCONTRA I RAPPRESENTANTI DEI 7 OSSERVATORI DEL PIEMONTE CHE COSTITUISCONO LA RETE DEL PAESAGGIO DEL PIEMONTE

La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha ricevuto oggi pomeriggio i rappresentanti dei sette Osservatori che costituiscono la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte (Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato Casalese, Osservatorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #008000;">PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE, LA PRESIDENTE BRESSO INCONTRA I RAPPRESENTANTI DEI 7 OSSERVATORI DEL PIEMONTE CHE COSTITUISCONO LA RETE DEL PAESAGGIO DEL PIEMONTE</span></strong><span id="more-85"></span><strong><br />
</strong></p>
<p><span style="color: #000080;">La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha ricevuto oggi pomeriggio i rappresentanti dei sette Osservatori che costituiscono la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte (Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato Casalese, Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l&#8217;Astigiano, Osservatorio del Paesaggio Alessandrino, Osservatorio del Paesaggio di Langhe e Roero, Osservatorio del Paesaggio dei Parchi del Po e della collina Torinese, Ecomuseo dell&#8217;Anfiteatro Morenico di Ivrea, Osservatorio dei Beni Culturali e Ambientali del Biellese) e che rappresentano la società civile di altrettante aree del territorio piemontese, i quali hanno espresso preoccupazione in merito all&#8217;iter di approvazione del Piano Paesaggistico regionale, attualmente giacente in Consiglio regionale.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Nel corso dell&#8217;incontro è stato consegnato alla presidente Bresso un documento in cui si chiede a tutte le forze istituzionali e politiche del Piemonte di concorrere affinché si possa arrivare all&#8217;approvazione del testo in Aula entro la fine dell&#8217;attuale legislatura.</span></p>
<p><span style="color: #000080;"> La presidente ha espresso piena condivisione e l&#8217;augurio che il Piano possa essere discusso e licenziato dal Consiglio in tempi brevi, ricordando che si tratta del primo Piano Paesaggistico adottato in Italia (ad agosto 2009 è stato adottato dalla Giunta regionale e sono entrate in salvaguardia le prescrizioni in esso contenute, limitatamente ai beni paesaggistici, ndr.), in coerenza con le disposizioni del Codice per i beni culturali e del paesaggio: &#8220;si tratta di un documento strategico per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, che si inserisce all&#8217;interno della più generale e ampia azione di revisione e innovazione della normativa per il governo del territorio portata avanti da questa Giunta&#8221;.</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>“NON PERDIAMO IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE”</title>
		<link>http://www.odplangheroero.net/2010/01/22/%e2%80%9cnon-perdiamo-il-piano-paesaggistico-regionale%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 17:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odplangheroero.net/?p=84</guid>
		<description><![CDATA[GLI OSSERVATORI DEL PAESAGGIO DEL PIEMONTE
RIVOLGONO
Alla Presidente della Regione Piemonte
Mercedes Bresso
Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte
Davide Gariglio
Ai Capigruppo dei Partiti Politici presso il Consiglio Regionale del Piemonte
IL SEGUENTE APPELLO:
I sette Osservatori che costituiscono la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte rappresentano la società civile di sette aree del territorio piemontese:
CASALE - Osservatorio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: left;">GLI OSSERVATORI DEL PAESAGGIO DEL PIEMONTE</address>
<address style="text-align: left;"><strong>RIVOLGONO</strong></address>
<address style="text-align: left;">Alla Presidente della Regione Piemonte</address>
<address style="text-align: left;">Mercedes Bresso</address>
<address style="text-align: left;">Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte</address>
<address style="text-align: left;">Davide Gariglio</address>
<address style="text-align: left;">Ai Capigruppo dei Partiti Politici presso il Consiglio Regionale del Piemonte</address>
<address style="text-align: left;"><strong>IL SEGUENTE APPELLO:</strong><span id="more-84"></span></address>
<p>I sette Osservatori che costituiscono la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte rappresentano la società civile di sette aree del territorio piemontese:</p>
<p><strong>CASALE</strong> - Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato Casalese</p>
<p><strong>ASTI</strong> - Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato l&#8217;Astigiano</p>
<p><strong>ALESSANDRIA</strong> - Osservatorio del Paesaggio Alessandrino</p>
<p><strong>ALBA E BRA</strong> - Osservatorio del Paesaggio di Langhe e Roero</p>
<p><strong>TORINO</strong> - Osservatorio del Paesaggio dei Parchi del Po e della collina Torinese</p>
<p><strong>IVREA</strong> - Ecomuseo dell&#8217;Anfiteatro Morenico di Ivrea</p>
<p><strong>BIELLA</strong> - Osservatorio Beni Culturali e Ambientali del Biellese</p>
<p>Gli Osservatori del Paesaggio sono organismi nati dal basso negli ultimi dieci anni come espressione della società civile che opera a diretto contatto con le associazioni e la popolazione.</p>
<p>Dal 2006 hanno dato vita a un coordinamento che, il 2 luglio 2009, è stato formalizzato dalla firma di un protocollo d&#8217;intesa:</p>
<p align="center"><strong>Tenuto conto che:</strong></p>
<p>1. nel 2006 è entrata in vigore in Italia la Convenzione Europea del Paesaggio, un testo giuridico sovraordinato rispetto alla legislazione nazionale e vincolante per gli stati, come l&#8217; Italia, che lo hanno sottoscritto e ratificato;</p>
<p>2. per favorire l&#8217;attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio sono nate delle reti internazionali:</p>
<p>Ø   RECEP-ENELC, che riunisce le istituzioni locali e regionali;</p>
<p>Ø   UNISCAPE, che riunisce le università;</p>
<p>Ø   CIVILSCAPE, che riunisce le ONG - associazioni della società civile;</p>
<p>3. la Regione Piemonte è membro fondatore di RECEP-ENELC;</p>
<p>4. la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte è membro fondatore di CIVILSCAPE.</p>
<h3 style="text-align: center;">Sottolineato che:</h3>
<p>1. gli Osservatori del Piemonte hanno assunto i principi contenuti nella Convenzione Europea del Paesaggio come loro linee guida e si attivano per la sua attuazione;</p>
<p>2. gli Osservatori hanno partecipato attivamente negli anni scorsi alla discussione di leggi regionali in materia e sono stati riconosciuti dalla Regione Piemonte come organismi portatori di esperienze innovative e qualificanti;</p>
<p>3. gli Osservatori hanno esaminato a fondo la documentazione relativa ai seguenti documenti programmatici ed esprimono la più ampia approvazione delle finalità e dei contenuti in essi presenti:</p>
<p>-       il PIANO TERRITORIALE REGIONALE;</p>
<p>-       i PIANI TERRITORIALI DI COORDINAMENTO PROVINCIALI;</p>
<p>-       il PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE;</p>
<p>-       il DOCUMENTO STRATEGICO TERRITORIALE;</p>
<p>-       la nuova LEGGE DELLA PIANIFICAZIONE PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO.</p>
<p align="center"><strong>Alla luce di quanto premesso,</strong></p>
<p align="center"><strong>la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte:</strong></p>
<p>-       <strong>esprime</strong> preoccupazione per il rischio che il Piano Paesaggistico Regionale non concluda il suo iter di approvazione;</p>
<p>-       <strong>invita</strong> tutte le figure istituzionali e le forze politiche in campo a considerare che il Piano Paesaggistico Regionale non è uno strumento coercitivo, ma un documento che definisce principi e linee guida e che si ispira a quanto espresso nella Convenzione Europea del Paesaggio, in particolare ponendo l&#8217;accento sul fatto che il paesaggio è un bene comune che appartiene alla collettività e di cui tutti sono responsabili, come l&#8217;aria, l&#8217;acqua e il suolo;</p>
<p>-       <strong>invita</strong> inoltre a considerare il paesaggio come un capitale: la qualità del paesaggio costituisce il valore base (patrimoniale) di ogni territorio e la sua valorizzazione contribuisce a incrementarne l&#8217;attrattività di ogni area, mentre il degrado del paesaggio abbatte in modo rilevante la qualità integrata dello sviluppo di un territorio;</p>
<p>-       <strong>chiede</strong> quindi a tutte le forze istituzionali di concorrere, ciascuna per la propria parte e al di là degli schieramenti politici, affinché il Piano Paesaggistico Regionale possa arrivare alla definitiva approvazione.</p>
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		<title>CONCLUSIONI UNESCO</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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Il complesso e tormentato iter per la definizione delle zone da proporre alla “Candidatura Unesco” è giunto all&#8217;ultimo atto, almeno per la parte di competenze regionali, con la riunione del 19 novembre scorso tenutasi presso la sala della Resistenza del Comune di Alba. Ora il dossier passa al Ministero dell’Ambiente che potrà ulteriormente modificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> <o:DocumentProperties> <o:Template>Normal</o:Template> <o:Revision>0</o:Revision> <o:TotalTime>0</o:TotalTime> <o:Pages>1</o:Pages> <o:Words>719</o:Words> <o:Characters>4101</o:Characters> <o:Company>al</o:Company> <o:Lines>34</o:Lines> <o:Paragraphs>8</o:Paragraphs> <o:CharactersWithSpaces>5036</o:CharactersWithSpaces> <o:Version>10.2006</o:Version> </o:DocumentProperties> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery>0</w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery> <w:DisplayVerticalDrawingGridEvery>0</w:DisplayVerticalDrawingGridEvery> <w:UseMarginsForDrawingGridOrigin /> </w:WordDocument> </xml><![endif]--> <!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Il complesso e tormentato iter per la definizione delle zone da proporre alla “Candidatura Unesco” è giunto all&#8217;ultimo atto, almeno per la parte di competenze regionali, con la riunione del 19 novembre scorso tenutasi presso la sala della Resistenza del Comune di Alba. Ora il dossier passa al Ministero dell’Ambiente che potrà ulteriormente modificare la perimetrazione, e se ciò avverrà, sarà –purtroppo- nel segno di ulteriori contrazioni.</span><span id="more-83"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">L&#8217;Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero ha seguìto con estremo interesse l&#8217;intero percorso della pratica, pronunciandosi<span> </span>fin dall&#8217;inizio in modo favorevole nei confronti di tale progetto, probabilmente ultima occasione per introdurre sul Territorio una visione d&#8217;insieme e nuove regole per il governo dello sviluppo del medesimo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Prendendo lo spunto proprio dall&#8217;incontro del 19 novembre scorso e da quanto, in relazione ad esso, pubblicato da “Gazzetta” sul numero 44 del 24 u.s. A firma M.V. a titolo “ <em>ESCLUSIONI - Paesaggio da tutelare in ogni modo “ </em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">l&#8217;O.D.P desidera proporre alcune considerazioni:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Condividiamo l&#8217;amarezza e la delusione di alcuni Sindaci che pur avendo deliberato favorevolmente per l&#8217;adesione dei loro Comuni, hanno visto ,proprio nelle fasi conclusive, i loro territori depennati dalle cosiddette <em>“core zones”.</em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"> Ci auguriamo anche che il loro tentativo in extremis, tramite istanza diretta al Ministero, abbia esito positivo. Ma non possiamo non riflettere sul perché tali esclusioni siano potute avvenire. Prendiamo lo spunto dal Comune di Trezzo Tinella , come riportato nell’articolo citato, che può servire da esempio. I lettori più attenti di Gazzetta ricorderanno come proprio da queste pagine si sia scritto molto e negativamente sulla famosa villa bianca di Cappelletto (tristemente nota come “dentiera”, costruzione in perfetto stile Beverly Hills messa in bella vista su un bricco, visibile da decine kilometri di distanza). Oppure, sempre nello stesso Comune, la più recente lottizzazione del Boscasso che ha deturpato uno degli angoli più suggestivi della zona con costruzioni di tre piani che assolutamente nulla hanno a che vedere con l’ambiente di Langa. Queste cose non dovevano essere fatte, o comunque, non in quel modo. Non si può lasciare mano libera a qualche progettista in vena di stravaganze, né si deve confondere l’interesse di un singolo con quello della collettività.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Ora che il Sindaco signor Viazzi si stupisca dell’esclusione del suo Comune perché “<em>è stato adottato un regime edilizio molto più restrittivo rispetto ad altre realtà&#8230;”</em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"> risulta, francamente, singolare. Chi ha seguìto il percorso della Candidatura Unesco – ed i sindaci lo sanno perfettamente! – ha appreso nel corso delle numerose riunioni che le Commissioni incaricate di definire la perimetrazione hanno studiato a fondo LA REALTA’ ATTUALE, sia da un punto di vista visivo che con analisi accurate dei piani Regolatori e Varianti in essere. Quindi, nel caso di Trezzo, il fatto che siano state (finalmente!) attivate restrizioni nel Regolamento Edilizio Comunale appartiene alle buone intenzioni FUTURE, che non cancellano però gli errori/orrori del passato, commessi peraltro in contrasto con numerose normative Regionali in materia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Questo di Trezzo, ripetiamo, non è che uno dei numerosi casi analoghi sul Territorio di Langhe e Roero, citiamo a semplice titolo di esempio, i casi di Treiso, di Manera (Comune di Borgomale e Benevello), di Grinzane e dell&#8217;intero Roero. (che, se entrerà nella perimetrazione Unesco, sarà per limitatissima superficie). Il nostro Osservatorio si batte da anni affinché cresca nell’opinione pubblica e nelle Amministrazioni locali la consapevolezza di quanto stabilito nella Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritto a Firenze anche dal Governo Italiano nell’ ottobre del 2000:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; letter-spacing: -0.15pt; font-family: Arial;"><strong>“&#8230;il Paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all&#8217;attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro&#8230;</strong></span><span style="letter-spacing: -0.15pt; font-family: Arial;"> </span><span style="font-size: 10pt; letter-spacing: -0.15pt; font-family: Arial;"><strong>esso</strong></span><span style="letter-spacing: -0.15pt; font-family: Arial;"> </span><span style="font-size: 10pt; letter-spacing: -0.15pt; font-family: Arial;"><strong><span> </span>rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo;</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; letter-spacing: -0.15pt; font-family: Arial;"><strong><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Sappiamo perfettamente che non è semplice coniugare questi concetti con le necessità reali di </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">intervento sul Territorio , ma è certamente possibile! Non riteniamo invece accettabile che sia il<span> </span>“metrocubocemento” l’unica unità di misura dello sviluppo socio economico, come sta tuttora avvenendo scriteriatamente in molte zone del nostro straordinario comprensorio di Langhe e Roero.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Indipendentemente, infine, da ogni convenzione, legge o regolamento, auspichiamo che gli Amministratori locali siano intimamente consapevoli e responsabili del fatto che <em>“Il Paesaggio non l’abbiamo solo ricevuto in eredità dai nostri Padri, ma anche in prestito dai nostri figli&#8221;.</em></span></p>
<p style="text-align: right;">Pubblicato da &#8220;Gazzetta d&#8217;Alba&#8221; - dicembre 2009</p>
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		<title>Langhe, oltre il Sinai delle colline</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero nasce formalmente il 15 marzo 2007, data di registrazione del suo Atto Costitutivo. Ma ben prima erano evidenti i segnali di una nuova, crescente sensibilità verso il Territorio, manifestatasi proprio in seno all&#8217;&#8221;ARVANGIA&#8221; ed al suo premio &#8220;Case di Pietra&#8221; nato nel lontano 1988. Grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">L&#8217;Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero nasce formalmente il 15 marzo 2007, data di registrazione del suo Atto Costitutivo. Ma ben prima erano evidenti i segnali di una nuova, crescente sensibilità verso il Territorio, manifestatasi proprio in seno all&#8217;&#8221;<em>ARVANGIA</em>&#8221; ed al suo premio &#8220;Case di Pietra&#8221; nato nel lontano 1988. Grazie a quelle prime esperienze e a successive riflessioni, venne deciso  di dare vita ad una &#8220;Associazione di Associazioni&#8221; che si occupasse esclusivamente di Tutela del Paesaggio.</span><span id="more-86"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Oltre all&#8217;<em>Arvangia</em> sottoscrissero lo statuto ed entrarono così a farne parte, per citarne solo alcune, <em>Famija Albe</em>i<em>sa</em>, <em>Canale Ecologia, </em>la <em>Condotta Slow Food Alba Bra Langhe Roero, Italia Nostra, Il Paese, Amici del Castello Alfieri, Circolo Langa Astigiana.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Nell&#8217;ultimo decennio, infatti, uno sviluppo urbanistico sregolato e privo di qualità ha segnato in modo profondo ed irreversibile le colline ed i fondo valle delle Langhe e del Roero. Causa principale di questo degrado, che l&#8217;O.D.P. faticosamente tenta di arginare, è l&#8217;assetto amministrativo del nostro Territorio, risalente ad almeno tre secoli fa:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">a titolo di esempio l&#8217;area che oggi corrisponde a quella racchiusa nella Comunità Montana Alta Langa, che copre  una superficie di soli 208 chilometri quadrati, comprende ben 21 comuni, con appena 8.200 abitanti. Tralasciamo  pure l&#8217;anacronismo di una tale polverizzazione (le comunicazioni stradali e la velocità delle informazioni di cui disponiamo oggi permetterebbero agevolmente una radicale concentrazione amministrativa); dimentichiamo per un momento anche l&#8217;aspetto dei conseguenti, ingenti, sprechi economici, il problema vero è che ciascuna delle 21 Amministrazioni locali opera <em>&#8220;pro domo sua</em>&#8220;. Interviene quindi nei confini di propria pertinenza senza tenere conto di una identità del Territorio nel suo insieme che richiederebbe, al contrario, una visione complessiva ed articolata. Oltre all&#8217;aspetto giuridico-amministrativo gioca un ruolo decisivo un secondo elemento: la scarsa sensibilità di molte Amministrazioni verso il Paesaggio, visto come elemento marginale ed approssimativo. Tutto questo a dispetto di leggi Europee, Nazionali e Regionali che viceversa ne richiedono la salvaguardia come bene non rinnovabile ed appartenente all&#8217;intera Comunità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Il risultato di questo processo, che molti si ostinano a definire &#8220;sviluppo&#8221; ma che in realtà non è altro che perseguimento di interessi particolari e di speculazioni a danno della collettività, è sotto gli occhi di tutti: il Territorio perde progressivamente identità per interventi urbanistici ed edilizi talvolta insulsi, privi di ogni collegamento culturale con la terra sulla quale sono realizzati. Tutti possiamo  vedere, sulle dorsali e sui crinali delle nostre colline di Langa, ville strampalate frutto del narcisismo progettuale di qualche pseudo architetto, improbabili condomini, villette a schiera, capannoni, mega strutture alberghiere che sembrano depositate a forza dentro un Paesaggio che silenziosamente subisce continua violenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">L&#8217;Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero non vuole la sterilizzazione dell&#8217; Ambiente e del Territorio. Ha perfetta consapevolezza che questi elementi devono necessariamente continuare a modificarsi, anche attraverso interventi edilizi ed urbanistici, ma devono farlo con misura, intelligenza, lungimiranza ed umiltà. Abbiamo avuto in dono dalla Natura ed eredità dalle generazioni passate un Territorio straordinario: dobbiamo quindi pretendere di avere Amministratori che ne siano all&#8217;altezza, come del resto avviene in diverse regioni italiane. Non è più accettabile che la trasformazione di terreni agricoli in terreni edificabili sia la prassi consolidata e principale modello di sviluppo socio - economico praticabile per Langhe e Roero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">A questo nostro modo di pensare sembrano aggregarsi ultimamente Enti ed Istituzioni ben più autorevoli dell&#8217;O.D.P. Qualcuno ha cominciato ad ipotizzare che, tutto sommato, la tutela del Paesaggio possa anche essere &#8220;conveniente&#8221;. Di qui, qualche anno fa, l&#8217;idea del progetto della Candidatura di Langhe e Roero per l&#8217;ottenimento del requisito di &#8220;Patrimonio dell&#8217;Umanità&#8221;. Risulterebbe, infatti, che i siti in passato insigniti di tale riconoscimento abbiano registrato un incremento del P.I.L. pari al 30-40%, per le ricadute sul Turismo e sulle economie locali. Questa bizzarra commistione tra difesa delle peculiarità  paesaggistico-ambientali e  potenziamento del business non ci scandalizza: per noi la tutela del Paesaggio, ben prima di essere una risorsa economica, è una responsabilità morale e culturale, un valore a se stante. Comunque  ben venga, qualunque ne sia la finalità, una  nuova, seria politica di gestione del Territorio nel suo insieme, tramite strumenti adeguati di livello Regionale (potrebbero essere i &#8220;Piani Paesaggistici&#8221;, che diventerebbero anche una sorta di patto di garanzia verso l&#8217;Unesco).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Purtroppo, dopo tre anni e numerose riunioni con i 36 Comuni interessati, il tormentato percorso di condivisione del progetto ha subìto, a metà luglio, una brutale scossa di assestamento. Molte Amministrazioni infatti avevano opportunisticamente deliberato la propria adesione al progetto di candidatura con l&#8217;inserimento di piccole porzioni dei loro Comuni, per avere notorietà da una parte, ma mani libere dall&#8217;altra (per la serie&#8230; &#8220;uovo e gallina&#8221;&#8230;)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le commissioni Regionale e Ministeriale deputate alla stesura definitiva del progetto hanno però appurato in modo estremamente rigoroso che per molti Comuni vi erano situazioni &#8220;indifendibili&#8221;, con aree paesaggisticamente compromesse da interventi urbanistici incongrui o piani regolatori in essere privi di ogni minimo rispetto per il Paesaggio: di conseguenza le aree inizialmente proposte sono state contratte del 50%.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"> E&#8217;stata questa la riprova, seppur dolorosa, di quanto l&#8217;O.D.P. sostiene fin dal suo primo respiro: una quota consistente del patrimonio Paesaggistico di Langhe e Roero è irrimediabilmente compromessa. E&#8217; quindi urgente - che la candidatura Unesco arrivi o meno - un ripensamento sulle strategie complessive di governo del  Territorio per evitarne la definitiva, irreversibile trasfigurazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sulla rivista &#8220;Langhe - oltre il Sinai delle colline&#8221; - settembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wind Farms in Alta Langa</title>
		<link>http://www.odplangheroero.net/2009/04/01/wind-farms-in-alta-langa/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 13:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabile allarme di insediamento di un parco eolico in alta Langa. Questo ha destato  perplessità in diverse persone. Alcune di queste ci hanno contattato per avere chiarimenti che desideriamo fornire attraverso le seguenti considerazioni:
Verifica della ventosità nei siti:  esiste una copiosa documentazione scientifica a riguardo. Per citarne  una ricordiamo lo studio condotto dall’Università di Genova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Probabile allarme di insediamento di un parco eolico in alta Langa. Questo ha destato  perplessità in diverse persone. Alcune di queste ci hanno contattato per avere chiarimenti che desideriamo fornire attraverso le seguenti considerazioni:</span><span id="more-82"></span><br />
<span style="color: #800000;">Verifica della ventosità nei siti:  esiste una copiosa documentazione scientifica a riguardo. Per citarne  una ricordiamo lo studio condotto dall’Università di Genova nel 2002  unitamente al CESI ( Centro di ricerca dell’ ENEA), che ha prodotto- attraverso rilevazioni puntuali ed accuratissime su tutto il territorio nazionale,  l’Atlante Eolico Italiano ( disponibile anche in versione interattiva sul web al sito http://atlanteeolico.cesiricerca.it )<br />
Da qui è facilmente rilevabile che le zone del basso Piemonte hanno ventosità medie annue bassissime, con velocità tra i 3 ed i 4 metri al secondo, cioè  da 10,8 a 14,4 km orari mentre, come correttamente annotava Olocco, la soglia di utilizzo va dai 12 ai 65 km /ora.<br />
Verifica dell’esistente :  confermano  perfettamente  quanto sopra i dati ufficiali ( fonte : TERNA)  relativi agli impianti eolici in Italia in funzione al 2005: in Piemonte,Valle d’Aosta,Lombardia e Veneto non esiste un solo impianto in funzione; 2 impianti in Liguria ,1 in Trentino e 2 in Emilia Romagna per soli 7 Megawatt complessivi; 3 impianti in Italia Centrale per 4,5 Megawatt. Molto diversa invece la situazione nell’Italia meridionale ed insulare con ben 112 parchi eolici con una potenza installata di ben 1.120 Megawatt.<br />
Verifica della remuneratività del sistema : nulla è più eloquente di quanto<br />
la stessa ENEL comunica attraverso dal suo sito all’indirizzo<br />
http://www.enel.it/attivita/novita_eventi/energy_views/archivio/2006_05/art02/index.asp    e che riportiamo nel testo integrale:</span></p>
<p style="text-align: justify;">“Va innanzi tutto considerato che, affinché un investimento eolico sia realizzabile, occorre che il vento sia disponibile con adeguata velocità (almeno 5-6 metri/secondo) per un numero minimo di ore/anno (almeno 1.800 sulle 8.760 ore dell’anno). In caso contrario il kWh prodotto dagli aerogeneratori – che già oggi, in Italia, solo nei pochi casi più favorevoli si avvicina a quello delle più costose fonti convenzionali – vedrà sempre più lontano l’orizzonte della competitività.</p>
<p style="text-align: justify;">“Nel nostro Paese venti che rispondono alle esigenze sopra esposte ci sono, ma sono limitati alle due principali isole e ad alcune zone del centro-sud, il che costituisce già un forte limite al maggiore sviluppo della fonte eolica. Venti ottimali, cioè disponibili per un discreto numero di ore ad una velocità di circa 8-9 m/secondo, sono limitati a pochissime aree della Sardegna e dell’Appennino campano, oppure - secondo una recente ricerca del CNR – in mare, al largo delle coste di Sardegna e Sicilia e in alcuni punti del basso Adriatico.<br />
Si consideri, per fare un esempio, che la differenza di produttività di un identico aerogeneratore posto in un sito italiano con velocità di 5 m/secondo e un sito spagnolo con velocità di 8 m/secondo è enorme, poiché l’energia prodotta non varia in modo lineare, bensì esponenziale (cubo) al variare della velocità del vento. In pratica, quell’aerogeneratore, con vento di 8 m/secondo, produrrà quasi il triplo dell’energia prodotta con vento a 5 m/secondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Coerentemente, il piano di sviluppo dell’eolico che ENEL ha programmato  per il prossimo futuro è tutto concentrato negli impianti “off-shore” , in  mare aperto  ad almeno 6 kilometri dalle coste,  ove si trovano i requisiti di ventosità ottimali: entro il 2011 saranno realizzati tre parchi eolici al largo delle coste Siciliane, Pugliesi e Abruzzesi per complessivi 600 Megawatt.<br />
Dalla teoria alla pratica: se il costo unitario attuale di potenza installata di un impianto eolico appare effettivamente molto interessante (il costo unitario effettivo 1.5OO €/kilowattora, contro 5.500 € del fotovoltaico) quello di energia prodotta risulta invece molto meno conveniente in zone, come l’Alta Langa, caratterizzata da venti poco veloci e poco frequenti rispetto alla soglia di convenienza. E questo anche considerando gli incentivi previsti dal nuovo “Conto energia” per impianti inferiori a 200kw.<br />
Risulta anche bizzarra – se rispondente al vero- la notizia secondo cui per effettuare i test si ricorrerebbe ad un traliccio di 80 metri: tutte gli studi anemologici  possono essere condotti con  impianti di ben più modeste dimensioni, ( 20 – 30 metri ) dotati di sensori eolici   che, tramite adeguati modelli matematici computerizzati, forniscono agli esperi  dati assolutamente affidabili. Da informazioni assunte risulta infine che tale progetto sia stato avviato presso il comune di Monesiglio con una semplice D.I.A ( dichiarazione di inizio attività) anziché con procedure ben più complesse che tali interventi, anche se sperimentali, invece richiedono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">In conclusione, anche sforzandoci di dimenticare l’aspetto non trascurabile dell’impatto paesaggistico-ambientale, ci sentiamo di sostenere che progetti del genere nelle nostre zone non servano ad altro che – è proprio il caso di dirlo- a …buttare denaro al vento!</span></p>
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		<title>Fotovoltaico &#038; Solare</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 13:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul numero 46 di Gazzetta del 9 dicembre è apparso un articolo a firma Matteo Viberti dal titolo “SE IL PANNELLO E’ PIU’ DIFFICILE”, che a nostro avviso – considerata l’estrema importanza dell’argomento - necessita di essere rettificato per alcune inesattezze e completato nelle sue importanti omissioni:
 1) il SOLARE FOTOVOLTAICO (impiego di pannelli con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Sul numero 46 di Gazzetta del 9 dicembre è apparso un articolo a firma Matteo Viberti dal titolo “SE IL PANNELLO E’ PIU’ DIFFICILE”, che a nostro avviso – considerata l’estrema importanza dell’argomento - necessita di essere rettificato per alcune inesattezze e completato nelle sue importanti omissioni:</span><span id="more-81"></span><br />
<span style="color: #000080;"> 1) il SOLARE FOTOVOLTAICO (impiego di pannelli con moduli al silicio per la produzione di energia elettrica) non ha mai goduto della detrazione d’imposta del 55%. Tale agevolazione spetta invece al SOLARE TERMICO (collettori della radiazione solare per produzione di acqua calda ad uso sanitario o per integrazione del riscaldamento degli ambienti), insieme ad altri interventi di riqualificazione energetica quali il Geotermico, le Caldaie a Condensazione, l’isolamento dell’involucro delle costruzioni ecc.<br />
2) il decreto legge “anticrisi” n° 185 del 29.11.2008, di cui si parla, prevede dal 2009 un tetto limitato di stanziamento, anziché la disponibilità non contingentata come era in passato. La retroattività di tale limitazione inizialmente prevista – e poi ritirata dal Ministro Tremonti– riguardava solo l’anno in corso 2008, mentre tutte le pratiche inoltrate a partire dal 2005 (anno di entrata in vigore della legge del precedente Governo) sarebbero comunque state salvaguardate.<br />
3) La cancellazione della retroattività della restrizione è comunque un rimedio infinitesimo rispetto al danno gravissimo che questo Governo infligge allo sviluppo delle energie rinnovabili: anziché incoraggiarne la diffusione più ampia possibile – come fanno da anni tutti gli altri Paesi Europei – in Italia vi sarà, di fatto, una forte limitazione.<br />
4) il FOTOVOLTAICO offre un’importante agevolazione attraverso il “Conto Energia”: chi installa un impianto di tale tecnologia può operare in regime di “scambio sul posto” cedendo alla rete Enel l’energia prodotta dai moduli nel corso dell’anno. L’aspetto molto interessante è che, allineandosi a quanto già avveniva negli altri Paesi Europei, dal 2007 l’incentivo per ogni kilowattora viene riconosciuto dal Gestore dell‘Energia su tutta l’energia prodotta, e non solo sulla differenza tra quanto prodotto e quanto consumato.<br />
Questa è la situazione reale al momento in base alle  normativa vigente.<br />
Per quanto riguarda poi il problema estetico o di impatto ambientale desideriamo, come Osservatorio del Paesaggio, far emergere alcune distinzioni sostanziali:<br />
un conto sono le modificazione del Paesaggio fatte a puro titolo di speculazione nell’interesse di pochi, con insensato consumo di territorio per costruzioni industriali o residenziali disseminate senza una minima pianificazione d’insieme, come purtroppo sta avvenendo in Langa e Roero.<br />
Ben altro gli interventi che possono in qualche modo alterare il Paesaggio ma che hanno ricadute importantissime sulla collettività: un piccolo impianto fotovoltaico per i fabbisogni domestici (3,5 kw installati) oltre a rappresentare un buon investimento per chi lo adotta permette di non immettere in atmosfera, in 20 anni della sua vita media, circa 40 tonnellate di CO2 (anidride carbonica), 100 kg di NOx (ossidi di azoto e loro miscele) e di evitare il consumo di 15 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio). Sono dati, questi, che non dovrebbero assolutamente sfuggire ai nostri amministratori, come invece spesso avviene, e che dovrebbero spingerli, anche a livello locale, ad incoraggiare la “microgenerazione” energetica.<br />
C’è infine da segnalare un ultimo aspetto, sempre in riferimento all’impatto ambientale: per le nuove costruzioni (ovviamente non per gli edifici storici) sono disponibili sul mercato tegole fotovoltaiche esteticamente molto pregevoli, praticamente indistinguibili da altri tipi di copertura.<br />
Per fare un esempio… “a caso”: se queste fossero state adottate al posto degli orribili “Tetti Blu” di Alba si sarebbe evitato un assurdo scempio al Paesaggio, ne avrebbero tratto sensibile beneficio economico gli occupanti dei complessi residenziali e tutta la cittadinanza per il minor inquinamento atmosferico.<br />
Invitiamo gli interessati ad approfondire l’argomento delle energie rinnovabili contattandoci all’indirizzo: <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">info@odplangheroero.net</span></span>; saremo ben lieti di fornire i chiarimenti, di natura tecnica o amministrativa, che ci verranno posti </span></p>
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		<title>STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO</title>
		<link>http://www.odplangheroero.net/2008/12/15/stop-al-consumo-di-territorio/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 15:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato
Campagna nazionale
Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Pur in presenza di un sensibile calo demografico della popolazione italiana negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato</strong></span><br />
Campagna nazionale</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003300;">Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Pur in presenza di un sensibile calo demografico della popolazione italiana negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una <strong>urbanizzazione ampia, rapida e violenta</strong>. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali  (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.). </span><span style="color: #003300;"><br />
<span id="more-75"></span></span> <span style="color: #003300;"><br />
</span> <span style="color: #003300;">Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, <strong>con decine di migliaia di capannoni  vuoti e case sfitte</strong>: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e  non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini. </span><span style="color: #003300;"><br />
</span> <span style="color: #003300;"><br />
Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari  sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini <strong>(monetizzazione del territorio)</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003300;">Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta  nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo <strong>immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima:</strong> una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003300;">Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse, seguire strade alternative? <strong>Sì! </strong><br />
Quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio del <strong>risparmio di suolo</strong> e alla cosiddetta <strong>“crescita zero”</strong>, quelle che portano ad  indirizzare il comparto edile sulla <strong>ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003300;">Il movimento di opinione per lo <span style="text-decoration: underline;"><strong>STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO</strong></span> e i sottoscritti firmatari individuano 6 principali motivi a sostegno della presente campagna nazionale di raccolta firme.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>STOP: PERCHÉ?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">1. <strong>Perché il suolo</strong> ancora non cementificato <strong>non sia più utilizzato come “moneta corrente”</strong> per i bilanci comunali.</span><span style="color: #800000;"><br />
</span> <span style="color: #800000;">2. <strong>Perché si cambi strategia nella politica urbanistica:</strong> con l’attuale trend in meno di 50 anni buona parte delle zone del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.</span><span style="color: #800000;"><br />
</span> <span style="color: #800000;">3. <strong>Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente</strong> sia dal punto di vista della sostenibilità (impronta ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.</span><span style="color: #800000;"><br />
</span> <span style="color: #800000;">4. <strong>Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile </strong>perché il terreno e le piante che vi crescono catturano l’anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d’estate, per le coltivazioni, ecc.</span><span style="color: #800000;"><br />
</span> <span style="color: #800000;">5. <strong>Per senso di responsabilità verso le future generazioni.</strong></span><span style="color: #800000;"><br />
</span> <span style="color: #800000;">6. Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia su cui <strong>lavorare insieme</strong> e rendere evidente una <strong>via alternativa all’attuale modello di società</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO</span><br />
<span style="color: #000080;"><strong>I firmatari richiedono una moratoria generale ai piani regolatori, in attesa che ciascun Comune faccia una precisa “mappatura” di case sfitte e capannoni vuoti.<br />
Sottoscrivono quindi questo manifesto perché si blocchi il consumo di suolo e si costruisca esclusivamente su aree già urbanizzate, salvaguardando il patrimonio storico del Paese. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;">L&#8217;iniziativa giunge dall&#8217;Associazione &#8220;Canale Ecologia&#8221; che fa parte dell&#8217;OdP.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero condivide pienamente tale movimento d&#8217;opinione e desidera aiutare a diffindere quest&#8217;appello dando la possibilità di sottoscrivere l&#8217;iniziativa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Per sottoscrivere il manifesto:</span> <span style="text-decoration: underline;">www.stopalconsumoditerritorio.it</span><br />
</span></p>
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		<title>Ma Bra è Slow o Fast?</title>
		<link>http://www.odplangheroero.net/2008/10/27/ma-bra-e-slow-o-fast/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 11:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aleveglio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana i media daranno grande spazio al Salone del Gusto e a Terra Madre, rispettivamente  ormai alla ottava e alla terza edizione. Si parlerà molto su quotidiani e in tv di Slow Food e forse qualche volta si farà cenno anche alla nostra città, dove Slow food è nato più di vent’anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Questa settimana i media daranno grande spazio al Salone del Gusto e a Terra Madre, rispettivamente  ormai alla ottava e alla terza edizione. Si parlerà molto su quotidiani e in tv di Slow Food e forse qualche volta si farà cenno anche alla nostra città, dove Slow food è nato più di vent’anni fa e dove oggi lavorano oltre 200 persone, impegnate nei numerosi progetti di un’associazione nota in tutto il mondo.</span><span style="color: #800000;"><span id="more-74"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Attirato dalla risonanza dell’evento, qualche giornalista o  qualche turista verrà probabilmente fino  a Bra e qui avrà una prima sorpresa, quella  di vedere che in città non esiste un cartello, un segnale che la indichi come la città di Slow food  … Se poi questo turista fosse anche un appassionato conoscitore del mondo Slow farebbe forse fatica a metterne insieme la filosofia con tanti aspetti della nostra città. Eppure- si dirà -  Bra è patria del movimento delle città slow ; rileggendone la carta costitutiva, sottoscritta dall’allora sindaco Guida, troverà testualmente (dal Manifesto delle città slow, siglato a Orvieto 15 ottobre 1999) :<br />
“Le città slow sono quelle nelle quali:<br />
- si attua una politica ambientale tendente a mantenere e sviluppare le caratteristiche del territorio e del tessuto urbano, valorizzando in primo luogo le tecniche del recupero e del riuso;<br />
- si attua una politica delle infrastrutture che sia funzionale alla valorizzazione del territorio, e non alla sua occupazione;<br />
- si promuove un uso delle tecnologie orientato a migliorare la qualità dell’ambiente e del tessuto urbano;<br />
Se dunque il nostro osservatore cercherà i segni slow della nostra città potrà compiacersi del fatto che i mercati settimanali abbondano di ortaggi di stagione, prodotti qui nei nostri orti; che nei caffè o in qualche altro angolo della città  c’è ancora spazio per fermarsi a fare due chiacchiere.  Potrà anche osservare come la genuinità della carne sia una nostra vera specialità ….Eppure non potrà evitare di vedere, oltre qualche buon lavoro di ricupero edilizio, le tante  lacerazioni prodotte nel cuore barocco del centro storico: sarà sufficiente che  dopo aver ammirato la splendida facciata vittoniana del Municipio,  si spinga fino agli uffici dell’anagrafe. Pure potrà chiedersi come si possano considerare slow certi intasamenti di traffico cittadino, in determinate aree e in certi momenti della giornata, o più semplicemente dovrà constatare che è strano per una  città slow avere marciapiedi così stretti, rotti o addirittura inesistenti in alcune strade.<br />
Se poi volesse andare più a fondo nel comprendere le nostre contraddizioni potrebbe scoprire con stupore che quanto si va prospettando di qui in avanti non va nella direzione di quella filosofia slow che gode di tanto consenso in giro per il mondo ma del fast più fast&#8230;<br />
Infatti è così. Come braidesi, per quanto orgogliosi dei successi dello Slow food, abbiamo ben da preoccuparci:  la nostra città si sta trasformando sotto i nostri occhi e non in meglio. A rischio non è soltanto un isolato di via Veneria, ma la stessa via  Cavour. Qui la decisione che è stata recentemente assunta dalla maggioranza è quella dell’abbattimento dell’attuale casa Cavatorta, dove c’è tra gli altri esercizi lo storico caffè Cavour.   Nonostante si tratti di una costruzione dotata di  tutti gli elementi che le danno un particolare carattere di tipicità, è stata considerata non degna di essere conservata. Un nuovo colpo dunque a quell’identità preziosa per la nostra comunità che la rende unica agli occhi di chi ci abita oltre che a quelli di eventuali visitatori. Al posto di quella casa ottocentesca con il suo bel cortile sorgerà un edificio le cui caratteristiche sono quelle della foto qui esposta. C’è veramente da chiedersi:  sarebbe questa la valorizzazione del territorio? sarebbe questo il tipo di tecnologia che può migliorare la qualità dell’ambiente e del tessuto urbano? Anche se non lo è per il  piano regolatore, per tutti i braidesi comunque via Cavour è centro, che più centro non si può e come tale andrebbe tutelato.<br />
Quanto un’operazione del genere sia coerente con i principi della città slow su esposti è ovvio: eppure in quel breve aggettivo potrebbe esserci davvero un grande futuro. La simpatia e il consenso che la filosofia slow riceve nel mondo è enorme: un vero capitale da spendere bene e da far fruttare.<br />
E’ importante per  la nostra città che rimanga la tradizione della salciccia  ma non conta niente che invece ad uno ad uno spariscano i vecchi cortili e le vecchie case che sono l’anima della braidesità??</span></p>
<p><span style="color: #800000;">Irene Ciravegna  presidente di Italia nostra, sezione del braidese </span></p>
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