Langhe, oltre il Sinai delle colline
L’Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero nasce formalmente il 15 marzo 2007, data di registrazione del suo Atto Costitutivo. Ma ben prima erano evidenti i segnali di una nuova, crescente sensibilità verso il Territorio, manifestatasi proprio in seno all’”ARVANGIA” ed al suo premio “Case di Pietra” nato nel lontano 1988. Grazie a quelle prime esperienze e a successive riflessioni, venne deciso di dare vita ad una “Associazione di Associazioni” che si occupasse esclusivamente di Tutela del Paesaggio.
Oltre all’Arvangia sottoscrissero lo statuto ed entrarono così a farne parte, per citarne solo alcune, Famija Albeisa, Canale Ecologia, la Condotta Slow Food Alba Bra Langhe Roero, Italia Nostra, Il Paese, Amici del Castello Alfieri, Circolo Langa Astigiana.
Nell’ultimo decennio, infatti, uno sviluppo urbanistico sregolato e privo di qualità ha segnato in modo profondo ed irreversibile le colline ed i fondo valle delle Langhe e del Roero. Causa principale di questo degrado, che l’O.D.P. faticosamente tenta di arginare, è l’assetto amministrativo del nostro Territorio, risalente ad almeno tre secoli fa:
a titolo di esempio l’area che oggi corrisponde a quella racchiusa nella Comunità Montana Alta Langa, che copre una superficie di soli 208 chilometri quadrati, comprende ben 21 comuni, con appena 8.200 abitanti. Tralasciamo pure l’anacronismo di una tale polverizzazione (le comunicazioni stradali e la velocità delle informazioni di cui disponiamo oggi permetterebbero agevolmente una radicale concentrazione amministrativa); dimentichiamo per un momento anche l’aspetto dei conseguenti, ingenti, sprechi economici, il problema vero è che ciascuna delle 21 Amministrazioni locali opera “pro domo sua“. Interviene quindi nei confini di propria pertinenza senza tenere conto di una identità del Territorio nel suo insieme che richiederebbe, al contrario, una visione complessiva ed articolata. Oltre all’aspetto giuridico-amministrativo gioca un ruolo decisivo un secondo elemento: la scarsa sensibilità di molte Amministrazioni verso il Paesaggio, visto come elemento marginale ed approssimativo. Tutto questo a dispetto di leggi Europee, Nazionali e Regionali che viceversa ne richiedono la salvaguardia come bene non rinnovabile ed appartenente all’intera Comunità.
Il risultato di questo processo, che molti si ostinano a definire “sviluppo” ma che in realtà non è altro che perseguimento di interessi particolari e di speculazioni a danno della collettività, è sotto gli occhi di tutti: il Territorio perde progressivamente identità per interventi urbanistici ed edilizi talvolta insulsi, privi di ogni collegamento culturale con la terra sulla quale sono realizzati. Tutti possiamo vedere, sulle dorsali e sui crinali delle nostre colline di Langa, ville strampalate frutto del narcisismo progettuale di qualche pseudo architetto, improbabili condomini, villette a schiera, capannoni, mega strutture alberghiere che sembrano depositate a forza dentro un Paesaggio che silenziosamente subisce continua violenza.
L’Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero non vuole la sterilizzazione dell’ Ambiente e del Territorio. Ha perfetta consapevolezza che questi elementi devono necessariamente continuare a modificarsi, anche attraverso interventi edilizi ed urbanistici, ma devono farlo con misura, intelligenza, lungimiranza ed umiltà. Abbiamo avuto in dono dalla Natura ed eredità dalle generazioni passate un Territorio straordinario: dobbiamo quindi pretendere di avere Amministratori che ne siano all’altezza, come del resto avviene in diverse regioni italiane. Non è più accettabile che la trasformazione di terreni agricoli in terreni edificabili sia la prassi consolidata e principale modello di sviluppo socio - economico praticabile per Langhe e Roero.
A questo nostro modo di pensare sembrano aggregarsi ultimamente Enti ed Istituzioni ben più autorevoli dell’O.D.P. Qualcuno ha cominciato ad ipotizzare che, tutto sommato, la tutela del Paesaggio possa anche essere “conveniente”. Di qui, qualche anno fa, l’idea del progetto della Candidatura di Langhe e Roero per l’ottenimento del requisito di “Patrimonio dell’Umanità”. Risulterebbe, infatti, che i siti in passato insigniti di tale riconoscimento abbiano registrato un incremento del P.I.L. pari al 30-40%, per le ricadute sul Turismo e sulle economie locali. Questa bizzarra commistione tra difesa delle peculiarità paesaggistico-ambientali e potenziamento del business non ci scandalizza: per noi la tutela del Paesaggio, ben prima di essere una risorsa economica, è una responsabilità morale e culturale, un valore a se stante. Comunque ben venga, qualunque ne sia la finalità, una nuova, seria politica di gestione del Territorio nel suo insieme, tramite strumenti adeguati di livello Regionale (potrebbero essere i “Piani Paesaggistici”, che diventerebbero anche una sorta di patto di garanzia verso l’Unesco).
Purtroppo, dopo tre anni e numerose riunioni con i 36 Comuni interessati, il tormentato percorso di condivisione del progetto ha subìto, a metà luglio, una brutale scossa di assestamento. Molte Amministrazioni infatti avevano opportunisticamente deliberato la propria adesione al progetto di candidatura con l’inserimento di piccole porzioni dei loro Comuni, per avere notorietà da una parte, ma mani libere dall’altra (per la serie… “uovo e gallina”…)
Le commissioni Regionale e Ministeriale deputate alla stesura definitiva del progetto hanno però appurato in modo estremamente rigoroso che per molti Comuni vi erano situazioni “indifendibili”, con aree paesaggisticamente compromesse da interventi urbanistici incongrui o piani regolatori in essere privi di ogni minimo rispetto per il Paesaggio: di conseguenza le aree inizialmente proposte sono state contratte del 50%.
E’stata questa la riprova, seppur dolorosa, di quanto l’O.D.P. sostiene fin dal suo primo respiro: una quota consistente del patrimonio Paesaggistico di Langhe e Roero è irrimediabilmente compromessa. E’ quindi urgente - che la candidatura Unesco arrivi o meno - un ripensamento sulle strategie complessive di governo del Territorio per evitarne la definitiva, irreversibile trasfigurazione.
Articolo pubblicato sulla rivista “Langhe - oltre il Sinai delle colline” - settembre 2009