Probabile allarme di insediamento di un parco eolico in alta Langa. Questo ha destato  perplessità in diverse persone. Alcune di queste ci hanno contattato per avere chiarimenti che desideriamo fornire attraverso le seguenti considerazioni:
Verifica della ventosità nei siti:  esiste una copiosa documentazione scientifica a riguardo. Per citarne  una ricordiamo lo studio condotto dall’Università di Genova nel 2002  unitamente al CESI ( Centro di ricerca dell’ ENEA), che ha prodotto- attraverso rilevazioni puntuali ed accuratissime su tutto il territorio nazionale,  l’Atlante Eolico Italiano ( disponibile anche in versione interattiva sul web al sito http://atlanteeolico.cesiricerca.it )
Da qui è facilmente rilevabile che le zone del basso Piemonte hanno ventosità medie annue bassissime, con velocità tra i 3 ed i 4 metri al secondo, cioè  da 10,8 a 14,4 km orari mentre, come correttamente annotava Olocco, la soglia di utilizzo va dai 12 ai 65 km /ora.
Verifica dell’esistente :  confermano  perfettamente  quanto sopra i dati ufficiali ( fonte : TERNA)  relativi agli impianti eolici in Italia in funzione al 2005: in Piemonte,Valle d’Aosta,Lombardia e Veneto non esiste un solo impianto in funzione; 2 impianti in Liguria ,1 in Trentino e 2 in Emilia Romagna per soli 7 Megawatt complessivi; 3 impianti in Italia Centrale per 4,5 Megawatt. Molto diversa invece la situazione nell’Italia meridionale ed insulare con ben 112 parchi eolici con una potenza installata di ben 1.120 Megawatt.
Verifica della remuneratività del sistema : nulla è più eloquente di quanto
la stessa ENEL comunica attraverso dal suo sito all’indirizzo
http://www.enel.it/attivita/novita_eventi/energy_views/archivio/2006_05/art02/index.asp    e che riportiamo nel testo integrale:

“Va innanzi tutto considerato che, affinché un investimento eolico sia realizzabile, occorre che il vento sia disponibile con adeguata velocità (almeno 5-6 metri/secondo) per un numero minimo di ore/anno (almeno 1.800 sulle 8.760 ore dell’anno). In caso contrario il kWh prodotto dagli aerogeneratori – che già oggi, in Italia, solo nei pochi casi più favorevoli si avvicina a quello delle più costose fonti convenzionali – vedrà sempre più lontano l’orizzonte della competitività.

“Nel nostro Paese venti che rispondono alle esigenze sopra esposte ci sono, ma sono limitati alle due principali isole e ad alcune zone del centro-sud, il che costituisce già un forte limite al maggiore sviluppo della fonte eolica. Venti ottimali, cioè disponibili per un discreto numero di ore ad una velocità di circa 8-9 m/secondo, sono limitati a pochissime aree della Sardegna e dell’Appennino campano, oppure - secondo una recente ricerca del CNR – in mare, al largo delle coste di Sardegna e Sicilia e in alcuni punti del basso Adriatico.
Si consideri, per fare un esempio, che la differenza di produttività di un identico aerogeneratore posto in un sito italiano con velocità di 5 m/secondo e un sito spagnolo con velocità di 8 m/secondo è enorme, poiché l’energia prodotta non varia in modo lineare, bensì esponenziale (cubo) al variare della velocità del vento. In pratica, quell’aerogeneratore, con vento di 8 m/secondo, produrrà quasi il triplo dell’energia prodotta con vento a 5 m/secondo”.

Coerentemente, il piano di sviluppo dell’eolico che ENEL ha programmato  per il prossimo futuro è tutto concentrato negli impianti “off-shore” , in  mare aperto  ad almeno 6 kilometri dalle coste,  ove si trovano i requisiti di ventosità ottimali: entro il 2011 saranno realizzati tre parchi eolici al largo delle coste Siciliane, Pugliesi e Abruzzesi per complessivi 600 Megawatt.
Dalla teoria alla pratica: se il costo unitario attuale di potenza installata di un impianto eolico appare effettivamente molto interessante (il costo unitario effettivo 1.5OO €/kilowattora, contro 5.500 € del fotovoltaico) quello di energia prodotta risulta invece molto meno conveniente in zone, come l’Alta Langa, caratterizzata da venti poco veloci e poco frequenti rispetto alla soglia di convenienza. E questo anche considerando gli incentivi previsti dal nuovo “Conto energia” per impianti inferiori a 200kw.
Risulta anche bizzarra – se rispondente al vero- la notizia secondo cui per effettuare i test si ricorrerebbe ad un traliccio di 80 metri: tutte gli studi anemologici  possono essere condotti con  impianti di ben più modeste dimensioni, ( 20 – 30 metri ) dotati di sensori eolici   che, tramite adeguati modelli matematici computerizzati, forniscono agli esperi  dati assolutamente affidabili. Da informazioni assunte risulta infine che tale progetto sia stato avviato presso il comune di Monesiglio con una semplice D.I.A ( dichiarazione di inizio attività) anziché con procedure ben più complesse che tali interventi, anche se sperimentali, invece richiedono.

In conclusione, anche sforzandoci di dimenticare l’aspetto non trascurabile dell’impatto paesaggistico-ambientale, ci sentiamo di sostenere che progetti del genere nelle nostre zone non servano ad altro che – è proprio il caso di dirlo- a …buttare denaro al vento!